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Insufficienza venosa cronica cerebrospinale: la scoperta

L’insufficienza venosa cronica cerebrospinale ( CCSVI ) è un quadro caratterizzato da malformazioni di tipo ostruttivo che colpiscono le vene che trasportano il sangue dal cervello al cuore. La particolarità però è che queste ostruzioni vengono rinvenute in segmenti venosi che sono al di fuori del cranio, soprattutto a livello del collo, del torace e dell’addome. Questo spiega anche la ragione per cui questa malattia associata alla sclerosi multipla fosse finora sfuggita ai Ricercatori, localizzandosi al di fuori del perimetro del sistema nervoso centrale.

Un aspetto molto importante è che questa condizione morbosa, è stata riconosciuta, nel 100% delle persone affette da sclerosi multipla, mentre non è stata riscontrata in alcun soggetto di controllo.

I soggetti di controllo esaminati sono stati raggruppati in tre gruppi, ovvero: soggetti sani della stessa età e sesso, soggetti di età maggiore rispetto all’età di insorgenza della sclerosi multipla, pazienti con altre malattie neurologiche; questa ultima tipologia è stata indagata perché le vene a cui ci si riferisce la CCSVI sono vene che drenano il cervello, ma in nessun paziente affetto da altre gravi malattie neurologiche, fra cui la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer, e la sclerosi laterale amiotrofica ( SLA ), si è riscontrata la CCSVI.

Secondo Paolo Zamboni, la CCSVI aggrava la sclerosi multipla perché il sistema venoso ha il compito di drenare le tossine dal territorio cerebrale. Se questo drenaggio avviene in modo insufficiente è evidente che le tossine dell’infiammazione e della neurodegenerazione, che caratterizzano la sclerosi multipla, verranno drenate in modo inferiore alla necessità e all’attesa. Ovvero possono rimanere più a lungo in contatto con le zone ammalate e venire a costituire un fattore aggravante.

Fonte: Fondazione Hilarescere, 2009

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